in foto il prof. Giulio Iudicissa 

Ti rivedevo, tornando a visitarti, e ritrovavo in te i segni d’una antica gioia. Frammentata, sbiadita, sopita, ecco, riemergeva sempre e saliva fino agli occhi tuoi, stampandosi nei tanti colori degli affetti passati.
Di quella gioia anche io ero parte. Perciò la coglievo, mia cara Madre. Essa mi apparteneva e mi restituiva, belli e freschi, volti e voci delle mie più familiari radici in un paese ormai tanto lontano.
Quanti cuori non battono più, insieme al tuo, innanzi all’avarizia del tempo!
Ti benedico, Madre santa, per quei lampi, un miracolo, che tu, solo tu, pur novantenne, a sorpresa, ancora e sempre, mi rinnovavi.