In foto il prof. Giulio Iudicissa

Se ne leggevano tanti, una volta, a scuola, in versi e in prosa. Lettura, comprensione, riassunto, commento. Qualcosa si imparava anche a memoria. Un lavoro faticoso, lungo, reso grave dall'ansia della certa, rigorosa verifica.
Restava poco, lì per lì, di tanto affanno, forse, per l'età di chi sedeva tra i banchi, forse, per la severità dei maestri in cattedra.
Nulla si perdeva, però, perché la parola, come seme in apparenza dormiente, metteva radici, in attesa di una primavera. E questa giungeva e quel seme sbocciava, fioriva, dava frutti.
Ecco perché, a distanza di decenni, ci si trova d’improvviso a ripetere, con nostra meraviglia: “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno”.