in foto il prof. Giulio Iudicissa 
Luoghi e volti della memoria d’improvviso tornano e lievi scorrono dinnanzi a noi.
Poi, dolcemente catturano il cuore e lo portano al tempo che non è più.
Ed ancora, Padre mio, mi giunge, bella ed attesa, la tua voce calda e consolatoria.

In foto il Prof. Giulio Iudicissa 


Le Opinioni
In un contesto associativo è giusto che ognuno dica la sua opinione. Può accadere, alla fine, che prevalga quella meno adeguata alla circostanza. Vincono, in tale caso, le mode del momento.
Per educazione bisogna accettare il risultato, ma è certo che quell’ambiente, piccolo gruppo o grande consorzio, laico o religioso, finisca, purtroppo, nell’irrilevanza.

In foto il prof. Giulio Iudicissa

Le riforme
È da decenni che, timidamente e ad intervalli o in maniera disinvolta e costante, si discute di riforme. Mondo del lavoro, della scuola, della sanità, della giustizia, delle pensioni, della chiesa, tutto è sottoposto a riforma.
Qualcuna, poi, abortisce, un’altra nasce sfigurata, la gran parte resta sulla carta. 
Un giorno, forse, si capirà che, per fare le riforme, ci vogliono i riformatori.

in foto il Prof. Giulio Iudicissa 

Zio Primicerio
Passava da casa mia, solenne e lento il passo, intorno alle otto del mattino, in tutte le stagioni. Si recava alla sua piccola chiesa. Scendeva intorno alle undici, per poi ritornarvi nel pomeriggio. Volentieri si fermava con quanti incontrava per strada e con chi si faceva trovare sul proprio uscio.
Finché abitai in via Monte S. Michele, fu sempre così.
Lui conciliava messe e rosari, tridui, novene e feste, insieme a catechismo e battesimi, comunioni e cresime, matrimoni ed esequie.
Zio Primicerio ascoltava, confortava, pregava. Per ognuno una parola, ai bambini un confettino colorato.

in foto il prof. Giulio Iudicissa 

Via Crucis
I venerdì della Via Crucis cadevano in un periodo, in cui a me, scolaro alle elementari, toccava il turno pomeridiano. Ottenevo il permesso di lasciare la scuola, per quei venerdì, pochi minuti prima della campanella. Bastavano, perché di corsa mi portassi a casa e da casa in chiesa. Qui, indossato l’abito di chierichetto, mi calavo nel sacro rito, ripetendo formule e preghiere. Ricordo ancora la flebile luce dei ceri e sento l’umido profumo di fiori e d’incenso. 
Quanti volti, però, non ci sono più.