Ai topi ed alle transenne rotte non piace l’alta politica. In questa estate nemmeno troppo calda ci si imbatte, come spesso è accaduto anche in passato, in tante discussioni scontate e fin troppo prevedibili. Cerchiamo di proporvi una semplice riflessione. Niente di straordinario, anzi. Potrebbe risultare utile cominciare a ragionare su di un doppio binario. Da una parte l’ordinario, dall’altra la politica, quella, per intenderci, medio alta, ovviamente senza correre il rischio di andare troppo in su. Spesso si mischiano troppo le carte, forse anche volutamente, magari proprio per confondere le idee. Buche, strade rotte, topi, transenne messe a casaccio, in alcune zone si vive il solito degrado avvilente arcinoto e del quale abbiamo parlato tante volte. Gli interventi sono ancora quasi impalpabili, non si può dire altro senza rischiare di scadere nel tifo politico. Macchina comunale farraginosa, tra polemiche, gole profonde e tanto malessere. Ma la politica? La nostra classe dirigente non si confronta, spesso si assiste ad attacchi personali che di politico hanno davvero ben poco. Accuse, clan, simpatie ed antipatie, nei casi peggiori anche ricerca affannosa delle prebende perdute. Il cambio di passo è sempre stato figlio delle idee, della dirittura morale, del voler davvero guardare al bene comune. L’opposizione appare ancora più rancorosa che propositiva, con il settanta e passa per cento delle elezioni non andato giù in nessun modo. Dalle parti della maggioranza, anche se sarebbe meglio dire dalle parti del sindaco, si respira un’aria strana. Si stanno, per usare una metafora calcistica, sbagliando rigori a porta vuota da mesi, dilapidando consensi, fiducia ed autorità. Poi non aver commentato una lettera aperta critica dei sostenitori stessi è quello che si dice un clamoroso errore politico, che lascia intendere poca lungimiranza e palese inesperienza. Perché non bastano i messaggini singoli, in alcuni casi occorre un tantino di coraggio in più. Specie quando si tratta di fuoco amico. Corigliano Rossano duemila venti, ancora non si è capito se siamo veramente una città unica. Non si vive di soli social.