in foto Natale Le Fosse con la figlia 

articolo di MATTEO MONTE 

Fare una chiacchierata con il dirigente bizantino Natale Le Fosse è quasi come stare sulle gradinate dello Stefano Rizzo. Passione rossoblù, non da semplice dirigente, visto che Natale ama vivere le partite a bordo campo, in panchina, a stretto contatto con i suoi calciatori. Le ultime recenti stagioni Le Fosse le ha vissute ad alta velocità, tra Rossanese, Olympic ed ancora Rossanese. Successi, emozioni, qualche polemica, ma sempre tanta passione. Quasi scontata la nostalgia per il campo, visto il periodo:« Il momento è drammatico per l’intera nazione, ma in fondo parlare di calcio non può che fare bene, anche in questi frangenti così difficili. Dobbiamo restare uniti, rispettare le regole, sperare che tutto vada per il verso giusto. Purtroppo la classe imprenditoriale sta pagando moltissimo questo blocco totale ma mai come in questi casi è giusto dire prima la salute. Mancano a tutti i bei momenti trascorsi nel calcio, l’attesa per le partite, le gioie, le tensioni, respirare l’aria dello spogliatoio». Torneo interrotto sul più bello, a poche gare dal termine, con la Rossanese al secondo posto il classifica. Ma Le Fosse guarda avanti:« Qualsiasi sia la decisione del comitato regionale sarà giusto osservarla senza polemiche. Nel calcio come in qualsiasi altro contesto è fondamentale il rispetto verso le istituzioni, i ruoli e le regole. Io ho le mie idee e certamente farò di tutto per continuare il mio percorso calcistico. Non è una stagione che cambia le cose». Il dirigente ex presidente di Rossanese ed Olympic rilancia:« Continuerò  a fare calcio. Questo è poco ma è sicuro, ben consapevole della situazione generale sociale ed economica del nostro territorio. Ma ho fiducia, sono un ottimista di natura, sono certo che il movimento calcistico continuerà . Gradatamente ma ce la faremo tutti insieme . Ho anche ben chiaro come proseguire. A volte gli errori aiutano a ragionare meglio. Costi un po’ più esigui, maggior spazio alla passione, massimo rispetto per le competenze di ogni singolo addetto ai lavori. I calciatori devono pensare a lavorare in campo, i dirigenti a far viaggiare al meglio  la macchina organizzativa, il presidente deve essere il collante di ogni reparto. Basta personalità dubbie, ruoli atipici, invadenza, sparlare alle spalle o sui social. Queste sono cose che non portano a niente, teatrini che fanno soffrire i veri protagonisti che sono e devono restare i tifosi».