LO SPORT COME STRUMENTO PER ABBATTERE IL MURO DELLE DIVERSITA’

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di Cristiano Lifrieri 

Si è iniziato a parlare di sport per persone con disabilità solo verso la seconda metà del novecento, quando alcuni medici considerarono l’importanza che tale pratica potesse avere non solo dal punto di vista riabilitativo ma soprattutto motivazionale per i soggetti in difficoltà, specie ad iniziare dall’età infantile. Noi di piazzagrandetv.com, ci battiamo spesso sul tema dello sport, quello sport inteso come educatore ai valori sani della vita, come strumento di integrazione e di uguaglianza.

di Cristiano Lifrieri 

Si è iniziato a parlare di sport per persone con disabilità solo verso la seconda metà del novecento, quando alcuni medici considerarono l’importanza che tale pratica potesse avere non solo dal punto di vista riabilitativo ma soprattutto motivazionale per i soggetti in difficoltà, specie ad iniziare dall’età infantile. Noi di piazzagrandetv.com, ci battiamo spesso sul tema dello sport, quello sport inteso come educatore ai valori sani della vita, come strumento di integrazione e di uguaglianza.

Seppur negli ultimi anni c’è stata una crescita di attenzione mediatica nei confronti degli atleti disabili, la tematica resta ancora un tabù. La disabilità non deve essere vista come un limite, anzi, i benefici e gli effetti positivi che la disciplina sportiva ha sulle condizioni generali del fisico e della salute, senza distinzione di sesso, età, o situazione fisica, sono vastissimi. Come non citare esempi di campioni di fama internazionale che hanno trovato nello sport una svolta esistenziale. Impossibile non citare Beatrice Vio (Bebe Vio), campionessa mondiale paraolimpica di scherma,  che all’età di 11 anni fu colpita da una meningite fulminante che le causò un’estesa infezione, con annessa necrosi ad avambracci e gambe, di cui si rese necessaria l’amputazione degli arti, la stessa in un’intervista definì lo sport <<il motore che ci spinge a reagire ed ad amare la vita>>; oppure la bellissima Giulia Righetti, che in seguito ad un incidente durante un allenamento dal trampolino elastico l’ha vista costretta in sedia a rotelle, grazie al nuoto la giovane parmigiana ha trovato i migliori successi diventando campionessa mondiale nel 2017 nei 100m stile rana e campionessa europea nel 2018 nei 50m farfalla, ed ancora, Sara Baldo campionessa nel tiro con l’arco o Ivan Zanardi, ed altri ancora. Purtroppo però, nel XXI secolo esistono ancora casi di bullismo, come quello recente successo a Piacenza, dove sette ragazzi hanno creato una chat Whatsapp dal titolo “Noi ti odiamo” nei confronti di una ragazza affetta da una malattia invalidante, la stessa dopo le continue offese da parte dei suoi “compagni”, era arrivata al punto di rifiutarsi di andare a scuola aggravando la propria situazione per l’ansia provocata; o quando nell’ottobre del 2017 alle porte di Firenze tre ragazzini di tredici anni umiliarono e derisero il loro coetaneo privo dell’arto superiore dx, la notizia finì poi su tutti Tg, smuovendo le coscienze di molti, ma poi puntualmente, come spesso capita nel nostro bel paese, la notizia finì nel dimenticatoio. Ma la colpa è da associare ai soli bambini?! Ovviamente no. Già perche il più delle volte i bambini non nascono bulli, ma viene insegnato loro ad esserlo, la colpa è quasi sempre da associare a noi adulti, pronti a girarci dall’altra parte dinnanzi alle diversità fisiche o neurologiche, a volte per semplice imbarazzo o per “impressione”. Spesso infatti, come accade nello sport, i bambini alla presenza di un loro coetaneo con una qualsiasi diversità, reagiscono trattandolo come pari, prendendosi spesso cura di lui, coccolandolo o diventando addirittura veri e propri protettori, perché proprio come disse Nelson Mandela: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di ricongiungere le persone come poche altre cose. Ha il potere di risvegliare la speranza dove prima c’era solo disperazione”. Naturalmente sappiamo bene che lo sport resterà pur sempre un supporto e non una cura, ma è al contempo un’arma potentissima che spinge tutti coloro che la praticano a sfidare i propri limiti e a distruggere le barriere che ci circondano.

Cristiano Lifrieri 

 

 

 

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