Tragedia del mare, tra richieste di intitolazione maldestre e vera commozione

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Trentuno dicembre del millenovecento settantaquattro. Una data che merita rispetto, che tra i marinari suscita sempre forti emozioni. Ogni anno in tanti si ricordano di questa tragedia, nella quale persero la vita molti giovani marinai di Schiavonea. Avvenimenti che segnano una comunità compatta come quella di Schiavonea, date e nomi che restano scritti a caratteri cubitali, non solo nel cuore dei familiari delle vittime.

Trentuno dicembre del millenovecento settantaquattro. Una data che merita rispetto, che tra i marinari suscita sempre forti emozioni. Ogni anno in tanti si ricordano di questa tragedia, nella quale persero la vita molti giovani marinai di Schiavonea. Avvenimenti che segnano una comunità compatta come quella di Schiavonea, date e nomi che restano scritti a caratteri cubitali, non solo nel cuore dei familiari delle vittime.

Dal duemila quattrodici Piazza Fiume è diventata Piazza Celi-Curatelo. Sulla lapide inaugurata in quella circostanza, alla presenza del vescovo Satriano si legge testualmente : la cittadinanza commossa e grata dedica questo angolo dell’antico borgo marinaro di Schiavonea perché sempre sia esaltato e riconosciuto il diritto al sicuro lavoro e mai sia obliterato il sacrificio di chi lo ha prestato con onestà e probità al servizio della comunità. Sono diversi i ricordi della tragedia. Tra poesie, lettere, ricordi, un modo per mantenere viva la memoria, reminiscenze di avvenimenti che col dolore hanno segnato intere generazioni. In un contesto come questo, in un’occasione del genere, stride un po’ un comunicato da parte di un esponente di un partito cittadino. Chiedere l’intitolazione di una piazza, ovvero ammettere di disconoscere pubblicamente storie note e significative di una comunità denota quantomeno superficialità. D’accordo l’esserci, va bene voler disquisire su tutto, ma in questi casi si tratta di clamorosi autogol. Ed in un caso come questo non ci sono errata corrige che tengano. Emozionanti invece i racconti, le testimonianze, i versi dedicati alla sera della tragedia. Anche il professore Giulio Iudicissa ha dedicato un Vetera Nova, alla vicenda. Visto la brevità lo riportiamo integralmente. Figli del mare, il titolo della breve composizione. «Del mare respirarono la linfa già nel ventre materno e dai turgidi seni col latte ne popparono il vigore. Col mare crebbero, d’esso imparando le correnti e l’umore e con remo e carena lo solcarono sempre vittoriosi. Nel mare dormono ora con i prodi, fratelli nello stesso, misterioso destino, che strappa alla vitai forti ed i buoni».

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