Fabrizio De Andrè – Il poeta anarchico del 900. (di C.Lifrieri)

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In foto Fabrizio De Andrè

Articolo di Cristiano Lifrieri

In foto Fabrizio De Andrè

Articolo di Cristiano Lifrieri

Scrittore, cantautore, poeta, intellettuale. Oggi avrebbe compiuto 80 anni Fabrizio De Andrè, figura storica del novecento nel campo musicale e non solo. Anarchico, anticlericale, pacifista, appassionato di politica, silenzioso, riservato, sempre distante dalla vita pubblica o da quella mondana, Fabrizio trascorre un’intera vita dalla parte delle “grandi minoranze”. Nei suoi testi tratta temi, tutti ancora molto attuali, come il ripudio alla guerra, l’inno alla libertà, la repulsione nei confronti degli stati capitalisti, la solitudine, l’accoglienza, non si tira indietro poi nel parlare di prostitute, drogati, detenuti, suicidi, figli secondo lo scrittore, dell’effettiva realtà in cui si viveva. Faber – soprannome nato dalla fantasia di un’icona del cinema italiano nonché suo caro amico di infanzia, Paolo Villaggio – nell’affrontare il tema del nomadismo Rom ad esempio, compone una canzone dal titolo: Khorakhanè; presentando lo stesso brano in un concerto a Roma, fecero notizia le parole di elogio che lo stesso Faber, ebbe nei confronti del popolo da sempre emarginato alle società considerate civili: “È un popolo che gira il mondo da più di 2000 anni, afflitto o affetto da quella che gli psicologi chiamano dromomania, cioè la mania dello spostamento continuo, del viaggiare. È un popolo, secondo me, che meriterebbe – per il fatto, appunto, che gira il mondo da più di 2000 anni senza armi – il premio per la pace in quanto popolo”, e poi conclude: “Gli “zingari” rubano, è vero, ma io non ho mai sentito dire che gli “zingari” abbiano rubato tramite banca”. Emblematica è poi la vicinanza al popolo indiano d’America. Nel componimento di Sand and Creek, il poeta genovese qui fa riferimento al massacro indiano avvenuto nel 1864 lungo le rive del fiume Sand Creek, quando un giovane colonnello americano <<occhi turchini e giacca uguale, fu un generale di vent’anni, figlio d’un temporale>> ordinò l’attacco contro la popolazione inerme e disarmata con conseguente uccisione di oltre seicento indiani dove persero la vita, donne, uomini e bambini. Il testo del brano conclude poi con una frase a dir poco struggente:<<Ora i bambini dormono sul letto del San Creek.>>. E poi ancora, l’Hotel Supramonte, brano preso spunto dai quattro mesi di prigionia che l’artista trascorse insieme alla moglie Dori Ghezzi, proprio sulla catena montuosa sarda Supramonte, quando furono sequestrati dal gruppo criminale “Anonima sequestri sarda”. Ogni tema affrontato dal “guru” della musica italiana non viene mai trattato con ovvietà. Anche sull’amore, tema citato spesso con molta leggerezza dagli odierni cantanti, il poeta genovese compone diversi capolavori, tra cui: “Amore che vieni, amore che vai”, o “La canzone dell’amore perduto” ed altri ancora. Ed infine il rapporto nei confronti della religione cattolica. Con la buona novella, un album allegorico, De Andrè prendendo spunti dagli evangelisti apocrifi, riscrive la religione cattolica ma senza arroganza e senza utilizzare frasi dissacratorie, dove la figura di Gesu viene posizionata in ruolo più umano che divino definendolo:”Il più grande rivoluzionario di tutti i tempi”. A poco più di vent’anni dalla sua scomparsa, possiamo dire che De Andrè manca a tutti. Ci manca perche aveva la capacità, con la sua voce marcata e malinconica, di scrivere e raccontare quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto in modo sintetico e terribilmente realistico.

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