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Categoria: Cronaca

Sabbia, fango e spazzatura dovunque. Si presenta cosi Schiavonea, nei giorni immediatamente successivi al recente allagamento. Corsi e ricorsi storici, con una ormai consolidata costante : non si riesce a prevenire, men che meno ad intervenire tempestivamente. Ed in certi casi si rasenta l’ilarità. D’accordo le dune di contrada Fabrizio, ricettacolo di erbacce e spazzatura anche in condizioni normali, ma il muretto di contenimento con le aperture appare davvero un modo di porre riparo agli straripamenti quantomeno grottesco. Per non usare altri vocaboli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Mare che entra nelle case dei residenti con ancora più forza. Tragedia sfiorata anche in un cortile nei pressi del palmeto. Un albero di ingenti dimensioni è stato buttato giù dal forte vento. Per fortuna solo tanta paura ed un grosso boato, senza particolari danni a persone o cose.  Scoramento ed amarezza tra i cittadini del centro storico marinaro. Gente ormai abituata a questi disagi. Acqua in casa e tanta paura nei momenti del maltempo, disagio ed impotenza nei giorni successivi. Provate a fare un giro per le strade.  Le discariche,  gli infiniti immondezzai presenti sul territorio hanno sparpagliato ovunque rifiuti. A conti fatti una considerazione appare quanto mai doverosa. Se Schiavonea ad oggi vive di questi disagi la colpa non è solo delle condizioni metereologiche. E non occorrono nemmeno studi di scienziati per capire che se si lasciano gli arbusti dopo la pota sul lungomare te li ritrovi quasi su via provinciale dopo una mareggiata. Non c’è bisogno di investigatori privati per capire che se gli scoli sono otturati e le pompe non funzionano tempestivamente in alcune zone si rischia davvero di lasciarci la pelle. E visto che stiamo parlando di tragedie, non è passato tanto dalla morte del povero barbone nella centralissima via delle begonie. Dei pensieri, o meglio ancora delle azioni, andrebbero rivolte a tutti questi sfortunati che ad oggi vivono per strada. Gente fradicia che in quei giorni di tempesta ha lottato per la sopravvivenza, scaldandosi con coperte e bivaccando in lidi dismessi e pericolanti. Con la politica che non risparmia il solito teatrino trito e ritrito. Colpa di chi c’era prima, colpa di chi governa adesso, tutto un festival di poco originali frasi fatte che non rendono onore ad una città sempre più miseramente ferma al palo.

Capitolo illuminazione. Anche qui la polemica è sterile ma al tempo stesso rovente. C’è chi grida allo scandalo, chi ricorre alla carta bollata e chi fa spallucce. E come spesso accade e specie di questi tempi si sprecano i fiumi di parole. Ma invece andiamo diretti ai fatti, senza strumentalizzazioni di sorta.  Intere zone della città metropoli, definizione volutamente ironica, sono al buio. Il lungomare ieri era totalmente senza illuminazione. Steso dicasi per diversi quartieri. Contrada Santa Lucia, via Lucarini, via Tieri, solo per citare i casi più eclatanti. Un servizio, per come attualmente gestito, che al momento non riesce a garantire sicurezza e la minima illuminazione ai cittadini.