DI CRISTIANO LIFRIERI

Marzo 1861. A pochi giorni dalla nascita del Regno d’Italia, durante il discorso in Parlamento dove veniva proclamata per la prima volta “Roma Capitale d’Italia”, il primo presidente del Consiglio dei Ministri, Camillo Benso Conte di Cavour, utilizzò la frase: “Libera Chiesa in Libero Stato”.  Aforisma che rispecchia la più limpida visione del liberismo, ed in particolare del laicismo, nei confronti dei rapporti Stato-Chiesa. Cavour, essenzialmente, sosteneva che il papa – all’epoca PIO IX – avrebbe dovuto abbandonare l’interesse nei confronti del potere temporale, piuttosto dedicarsi a quello spirituale. A distanza di circa novant’anni, con l’introduzione della Carta Costituzionale che regola, tutt’ora, le leggi della Repubblica Italiana, il concetto laico dell’unità nazionale venne rimarcato negli articoli 7/8, dove si asserisce che: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. In particolare con la nascita della Carta Costituzionale, viene di fatto superato definitivamente quello che era definito uno Stato Confessionale (Statuto Albertino), passando ufficialmente a Stato Laico, cioè uno Stato che non riconosce un’unica religione bensì, dove vige la libertà religiosa. Nel corso dei decenni però, abbiamo più volte assistito a quanto il pensiero clericale sia stato influente nei confronti di temi sensibili, sulle scelte del Parlamento Italiano. Il tema sulla famiglia tradizionale ad esempio. Una famiglia che dovrebbe essere rappresentata, secondo la chiesa cattolica, da un padre ed una madre di sessi opposti e con figli ovviamente nati dall’unione dei genitori. Un tema ricco di speculazioni anche da parte di politici attuali, come chi pur divorziato e con figli, continua a propagandare la parola di Dio, al fine di ottenere consensi dal mondo cristiano. Eutanasia. Nel 2008 a seguito dell’eutanasia di Eluana Englaro, ritornò prepotentemente nel dibattito politico il tema della morte volontaria. A riguardo, Papa Benedetto disse: “L’eutanasia è una soluzione indegna e falsa”. Tema, che ritornò a far clamore dopo il suicidio assistito da parte di Marco Cappato nei confronti di “DJ Fabo”, quest’ultimo rimasto tetraplegico dopo un incidente. In quel caso il leader dei Radicali decise, sotto richiesta del DJ originario di Milano, di accompagnare il giovane nella vicina Svizzera per spegnersi definitivamente. Un figlio d’Italia (teoricamente anche di Dio) costretto a spegnersi lontano da casa sua e lontano dai propri familiari. E poi ancora, temi come: Aborto; ora di religione a scuola; crocifisso; fecondazione assistita, senza menzionare l’esenzione dell’Ici per i luoghi di culto negli anni passati. Tutti argomenti - sicuramente sensibili e degni di profondissima analisi – dove la voce degli uomini di chiesa è sempre intervenuta, sbilanciando e/o deviando il pensiero laico e libero dei cittadini, nonché delle scelte del Parlamento. Negli ultimi giorni, tiene banco la votazione del DDL Zan in Senato, previsto per il 6 Luglio. La scorsa settimana, una nota della segreteria dello Stato Vaticano, facendo fede al concordato del 1984, ha chiesto esplicitamente una modifica sul provvedimento contro l’omotransfobia. Una legge già approvata alla Camera e in stallo a Palazzo Madama. Il DDL Zan. Il disegno di legge promosso dal parlamentare di Sinistra ed Ecologia nonché attivista LGBT Italiano, Alessandro Zan, in linea generale tende a proteggere le vittime di comportamenti discriminatori e violenti fondati sull’odio verso la loro condizione personale, equiparando inoltre, la discriminazione su base razziale con quella in ragione del sesso, del genere, dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere e delle disabilità. Pronta la risposta dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, che ribadisce il concetto dello Stato Laico. Seppur è ufficiale la data della votazione resta ancora un’incognita la modalità di voto in Senato se, a scrutinio pubblico o segreto, con quest’ultima ipotesi che potrebbe sfociare in clamorose sorprese seppur sulla carta, i voti favorevoli all’approvazione dovrebbero essere circa una quindici in più. Sapremo dunque, solo tra qualche giorno se il pensiero della religione cattolica è un corpo indipendente o ancora piuttosto influente all’interno dello Stato, per alcuni definito dispregiativamente, delle Banane.