ARTICOLO DI CESARE MINGRONE 

Complice la pandemia, la terza città della Calabria si è praticamente vista scippata dello sport che più appassiona i suoi cittadini. Come è noto, infatti, sia la quarta serie nazionale che il massimo campionato regionale (seppur solo con un mini- torneo a otto squadre) hanno riaperto i battenti, ma tanto lo “Stefano Rizzo” quanto il “Città di Corigliano” hanno mantenuto i cancelli serrati.

Per rivedere il pubblico sugli spalti probabilmente ci vorrà ancora del tempo, ma il semplice fatto di essere sparita dalle cronache che parlano di calcio fa tanto male a Corigliano Rossano.

Forse con uno sforzo in più o con una gestione più diligente di quanto creato nel tempo, oggi si sarebbe ancora sentito parlare della “città unica”, ma la realtà dei fatti dice altro.

La Promozione (non più ripresa per la stagione 20/21) è attualmente il torneo principale nel quale è rappresentato un territorio che conta quasi centomila abitanti, senza trascurare che è l’intera fascia jonica cosentina a raggiungere il proprio apice con la cadetteria regionale.

Sarà stata la crisi economica, quella sanitaria che si è aggiunta entrando a gamba tesa, ma sicuramente l’intero comprensorio dovrebbe fermarsi un attimo a riflettere per capire come mai non si riesce più a fare calcio a certi livelli. In passato si è addirittura parlato di Serie C con due squadre per anni protagoniste in serie D, mentre oggi si naviga a vista.

Qualcuno ha addirittura creduto ad squadra unica, ma forse i tempi ancora non sono abbastanza maturi. In futuro, quando magari la fusione tra i due centri sarà meglio metabolizzata, forse se ne riparlerà. Ben venga la pluralità di entità sportive, principalmente per permettere a chi ne avesse voglia di continuare a divertirsi, ma sarebbe preferibile che si remasse tutti dalla stessa parte. L’auspicio è quello di avere una squadra come fiore all’occhiello che potrebbe ambire anche al professionismo, alla quale si affiancherebbero tante realtà satelliti che darebbero l’occasione di esprimersi a chi avesse trovato meno spazio, ma che nello stesso tempo potrebbe fornire nuovi prospetti futuribili all’ammiraglia.

Forse si starà fantasticando un po’ troppo, però sognare non costa nulla e magari, prima o poi, a qualcuno verrà la “pazza idea” di provare a portare alla ribalta nazionale il popoloso centro dell’alto jonio cosentino. Vedremo!